::16-22 giugno 2007::
Fatti, cronache, personaggi, interviste in diretta da Taormina
dalla nostra corrispondente Maria Arruzza

giovedì 21 giugno 2007
Un'invasione di robot con effetti speciali. Arrivano i Transformers


Steven Spielberg va sempre a colpo sicuro. Producendo “Transformers” diretto da Michael Bay sapeva che avrebbe creato un movimento di pubblico ancor prima di arrivare nelle sale. E in attesa dell’anteprima di stasera (il film sarà nelle sale italiane il 28 giugno), Taormina freme. La richiesta dei biglietti per accedere alla visione del film è imponente, alla conferenza stampa del primo pomeriggio era pressoché impossibile entrare. Non ci resta che aspettare fino a stasera per avere un carico di effetti speciali non indifferente, di casa George Luca’s Industrial Ligt and Magic, per la goduria dei commercianti di giocattoli che nel frattempo vivranno momenti d’oro con i loro robot in vendita.
Maria Arruzza

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Innamorati di Maldeamores!



Presentato quest’anno a Cannes, vincitore del premio del pubblico allo Scene Slam di Portorico per la miglior sceneggiatura,“Maldeamores” opera prima del trentatreenne Carlos Ruiz Ruiz (coregista Mariem Pérez Riera) è un esempio di buon cinema. Prodotto da Benicio Del Toro, insieme con un gruppo di agguerriti produttori, “Maldeamores” coinvolge il pubblico in un’atmosfera di sfrenato buonumore, nonostante si parli dell’amore e delle sue complicazioni. La vicenda è costruita su tre episodi distinti che camminano paralleli in una danza di immagini vorticose: in un episodio una famiglia è in viaggio per partecipare a un funerale ma durante il percorso la moglie scopre il tradimento del marito, il figlio le prime pulsioni infantili. Nel secondo episodio una coppia vive da 28 anni divorziata in casa, in un accordo surreale di paziente saggia sopportazione e solidarietà fra anziani, finché non torna a casa il primo marito di Florita. Il trio deve imparare a convivere e a controllare il risveglio dei sensi. Nel terzo episodio, un giovanotto per costringere la donna dei suoi sogni a sposarlo sequestra il pullman che lei guida con i viaggiatori a bordo.
La sceneggiatura davvero ben costruita (scritta a quattro mani dallo stesso regista con Jorge Gonzalez) è scoppiettante, il montaggio di Mariem Pérez Riera ne rispetta il ritmo e la fotografia di P.J. Lopez accompagna i cambi di scena in maniera adeguata. Citiamo fra gli interpreti Luis Guzman (Ismael), il più noto al grande pubblico, Teresa Hernandez (Lourdes), Luis Gonzaga (Miguel), Miguel Alvarez (Pellin), Silvia Brito (Flora), Ednali Figueroa (Tati), Cahvito Marrero (Cirilo), Dolores Pedro (Marta), Norman Santiago (Macho) e il piccolo Fernando Tarrazo, ma andrebbe allargato l’elenco anche ai ruoli minori perché “Maldeamores” è soprattutto un film corale.
Maria Arruzza

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XXY: la rivincita del cinema argentino



Il Taormina Film Fest edizione 2007 non vuol certo essere etichettato soltanto come il festival del Mediterraneo. Infatti Deborah Young ha creato una sezione apposita chiamata Beyond the Mediterranean a dimostrazione che i confini stretti non vanno d’accordo con la cultura. Col film giapponese “Beyond the crimson sky” di Masaki Hamamoto, con l’ironico “Kings” dell’irlandese Tom Collins, col delicato film bulgaro “Warden of the dead” di Ilian Simeonov visti finora, si è avuta l’impressione che la cinematografia non hollywoodiana, continua a produrre ottimi lavori nonostante le enormi difficoltà distributive (come può competere un film come “L’uomo di vetro” uscito soltanto in 30 copie con un film come “The transformers”, per fare un esempio? Figuriamoci un film bulgaro o giapponese nelle nostre sale! Verrebbe semplicemente massacrato se fuori dal giro delle major).
Conferma questa tendenza un debutto importante, quello di Lucia Puenzo con l’impegnativo “XXY”, interpretato da Inés Efron, Riccardo Darìn, Valeria Bertuccelli. L’Argentina, e un po’ tutto il mondo latinoamericano, sta riscoprendo il gusto di fare cinema di un certo livello. Se n’è accorto, ad esempio, un produttore illuminato come Donald Ranvaud che oltre a essere uno dei produttori del divertente film portoricano “Maldeamores”, visto nella sezione Grande cinema al teatro Antico, sta spingendo verso la produzione di film latinoamericani portando avanti giovani talenti.
Il caso di Lucia Puenzo, quindi, va letto in un’ottica di grande ripresa del cinema argentino. La storia complessa di un ermafrodito adolescente che attraversa l’età puberale tra turbamenti e difficoltà relazionali è narrata dalla regista con mano attenta, stilisticamente impeccabile. Se proprio dovessimo notare qualcosa di stonato in un film, che comunque è piaciuto molto al pubblico taorminese, è una sorta di distacco emotivo. La Puenzo racconta con levità l’evoluzione sentimentale dei giovani protagonisti (interessante il contrasto tra i turbamenti sessuali di Alex, l’ermafrodito, che ancora non sa e non vuole decidere la sua sessualità, e le incertezze premature dell’amico che sente pulsioni omosessuali), ma non approfondisce. Anche il modo differente dell’accoglimento familiare della diversità è soltanto suggerito. Ma questa levità nulla toglie a “XXY” che con i suoi silenzi, i suoi ampi movimenti di macchina, resta uno dei film più belli visti al festival.
Maria Arruzza

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Visioni mediterranee in concorso



Il concorso dedicato alla produzione cinematografica Mediterranea è molto interessante. Al di là di ogni valutazione strettamente critica - perché è inutile nasconderselo, ma il livello tecnico rivela differenze a volte anche notevoli sia per i mezzi sia per la visione registica - si sta rivelando affascinante il viaggio attraverso il Mare nostrum visto con gli occhi italiani, turchi, spagnoli, marocchini, tunisini, francesi. Non è per campanilismo se sottolineiamo ancora una volta la forza del film di Stefano Incerti, “L’uomo di vetro” che ci ha convinto per la maturità del regista e per la bravura di David Coco, così come ci ha colpiti il delicatissimo film turco di Bars Pirhasan “Adam and the devil”. Ma trovano una loro giusta collocazione nel gradimento del pubblico pellicole come “Fuerte Apache” del catalano Jaume Mateu Adrover, che in stile documentaristico raccoglie dalla strada l’esperienza di giovanissimi travolti da storie di microcriminalità, droga, violenza. E’ un’opera prima che accoglie il dettato neo-neorealistico, dal momento che Adrover utilizza attori non protagonisti, sacrificando forse alcuni aspetti più peculiari della fiction, ma che lancia un messaggio forte che da solo val la pena di esser raccontato.
Il marocchino “Two woman on the road” di Farida Bourquia ci porta invece a una riflessione d’altro tipo. Se la costruzione sintattica della cinematografia contemporanea occidentale si detta regole ben precise, assorbendo la lezione europea o americana, e garantendo così una qualità standard che solo in alcuni casi raggiunge punte di eccellenza, nell’esperienza marocchina questo livellamento medio non esiste. L’approccio dietro la macchina da presa del regista Bourquia è molto più spontaneo, scolastico direbbe qualcuno, ma la freschezza della narrazione viene invece assai esaltata. Grazie anche alle due atttrici Mouna Fetou e Aicha Mahmah, novelle Thelma e Louise in chiave non drammatica.
Maria Arruzza

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