::16-22 giugno 2007::
Fatti, cronache, personaggi, interviste in diretta da Taormina
dalla nostra corrispondente Maria Arruzza

lunedì 18 giugno 2007
André Téchiné e i suoi testimoni


Arriva stasera il maestro francese André Téchiné, al quale verrà consegnato il Taormina Arte Award alla carriera. E arriva al Teatro Antico con il suo ultimo film “Les temoins” (I testimoni)interpretato da Michel Blanc, Emmanuelle Béart, Julie Depardieu, Sami Bouajila.
Téchiné, classe 1943, autore raffinato (ricordiamo “Pauline s’en va”, “Souvenirs d’en France”, “Hotel des Amériques”, “Les roseaux sauvage”), affronta il tema dell’Aids, del suo avvento, della sua diffusione negli anni ’80, dell’incapacità sanitaria di affrontare l’emergenza e dell’incapacità dell’uomo in genere di affrontare la paura e la morte.
“Sento di esser sfuggito al mio destino e questo mi ha dato lo stimolo per fare questo film - ha detto Téchiné - Altrimenti si tratterebbe solo di un’astratta ambizione storica”.
Ma se “ testimoni” sono i protagonisti Adrien, Sarah, Mehdi, Julie ecc. ecc. della società degli anni ’80 che non seppe affrontare tematiche importanti come l’Aids, l’omosessualità, i rapporti di coppia, il film di Téchiné diventa un documento per comprendere (o tentare di comprendere) dopo più di vent’anni perché ancora il dibattito sociale resta vivissimo ma non risolutivo.
Maria Arruzza

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Goran Paskaljevic, mai più con le major



“Midwinter night’s dream” è un film del 2004, presentato anche al Moma di New York, dai toni drammatici fortissimi. Era, dunque, inevitabile che stamane buona parte della Lezione di cinema di Goran Paskaljevic (“Come Harry divenne un albero”,”La polveriera”, “Il cane che mava i treni”), presentata da Olivia Stewart, vertesse più sull’aspetto narrativo che su quello tecnico. Paskaljevic è autore indipendente e ci tiene a precisarlo: “Ho commesso un errore 30 anni fa a lavorare con la Metro Golden Mayer e dopo l’esperienza americana, la peggiore della mia vita, mi è sembrato d’aver perso l’anima. A distanza di tanti anni sono sempre più convinto della mia scelta d’indipendenza: non voglio più lavorare con le major”.
Le difficoltà di realizzazione di un film in Serbia non lo scoraggiano.
“Ho vissuto i momenti della dittatura jugoslava, quando se volevi girare un film dovevi anche passare la censura e modificare le sceneggiature. Oggi la difficoltà maggiore è quella dei finanziamenti, il budget che si ha a disposizione è davvero troppo basso. Non mi piace produrre i miei film, ma non posso farne a meno se voglio rimanere un regista libero. Non voglio sottostare al ricatto della produzione. I produttori quando devo ridurre il budget, risolvono tagliando il tempo ai registi".
Il fatto di autoprodursi i film lo fa sentire davvero libero. Anche di affrontare una problematica come quella dell’autismo impegnando sul set una bambina autistica davvero,lavorando con lei per sei mesi prima di allestire il set: “Ho scritto una sceneggiatura di sole trenta pagine, lasciando poi tutto all’improvvisazione. E non potevo fare altrimenti. Ho lavorato con Jovana imparando tantissimo, ma nonostante tutto non potevi sapere mai come andava a finire - racconta il regista serbo - Ho dovuto costruire ogni scena nei particolari con lei, ripetendo e ripetendo le azioni, convincendola e preparandola a conoscere persone nuove. Jovana si apre solo con chi riesce a entrare nel suo cuore. Poi arrivati al momento del ciak, la bambina usciva di scena e non ne voleva sapere. Si doveva ricominciare”.
La storia di “Midwinter night’s dream” narra di due rifugiate (Jovana e la sua mamma) e di Lazar che esce di prigione e s’imbatte in una nuova situazione affettiva. Lazar s’innamorerà di Marija e riuscirà a farsi accettare come padre da Jovana.
“Anche sul set è stato così - conferma Paskaljevic - Lazar è un professionista, ha avuto grandissima pazienza e Jovana è riuscita pian piano ad aprirsi con lui”.
Parlando della Serbia Goran Paskaljevic ha detto che il suo è un paese autistico, suscitando la curiosità del pubblico, così ha precisato: “La Serbia sta vivendo un periodo difficile, è un paese isolato, povero e in questa situazione i nazionalisti riescono a pescare consensi da insospettabili ampie fasce di popolazione. Manca l’accettazione dell’errore, i serbi non ammettono che sono stati commessi errori durante la guerra, i serbi dicono solo ‘sì, va bene, ma anche loro…’ ma un errore è un errore. Ecco perché secondo me questo popolo ha un atteggiamento autistico”.
Maria Arruzza

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